Stregoneria in Sardegna

STREGONERIA IN SARDEGNA

In Sardegna la tradizione popolare risulta essere estremamente legata alla Stregoneria di tipo tradizionale, ovvero quella nata e sviluppata come espressione fruibile della magia contadina, fino ad arrivare a trattare tipi diversi di streghe all’interno della stessa isola, che si divide spesso in zone a loro volta uniche nella tradizione popolare.

Cogas o Kogas, Surbiles, Surtòras, Strias, Janas e Bruscias sono soltanto alcuni degli appellativi usati e le differenze tra loro tendono a confondersi fino a intavolare veri e propri dibattiti, anche se è possibile considerare il tutto come variante linguistica di una sola realtà. Quasi sempre si tratta di esseri umani e non soprannaturali; con nozioni magiche, e che vivono e conducono una esistenza normale. Tutti possono diventare una strega, soprattutto le donne (in particolare i nati il 24 Dicembre a mezzanotte, le settime figlie o chi ha volontariamente o meno rapporti con il diavolo). Il rapporto con esse è un misto di paura e di rispetto: ad esse ci si rivolge se si ha un problema ma si nega fermamente di avere con loro qualsiasi familiarità. Secondo la tradizione delle Cogas si dice che se nascono di seguito sette figlie l’ultima sarà una strega a prescindere dalla sua stessa volontà.

Caratteristica forse poco nota delle streghe sarde è la loro affinità con il Vampirismo che si estrinseca in una sete famelica di sangue; sete che assecondano di notte ma che scompare di giorno. Persona normale e ordinaria con il Sole, quindi, ma padrona (volontaria o meno) di forti poteri durante la notte.

La maggior parte delle streghe sarde non sono belle, tanto che per insultare una ragazza si usava dirle “Bai, coga!”.

Questo aspetto faceva parte delle caratteristiche che contraddistinguevano le designate a diventare tali assieme al carattere vendicativo, al bisogno di interessarsi degli affari altrui e altro.

Alcune però perdono del tutto la natura umana. Le Sùrbiles ad esempio vengono descritte anche come possedute da spiriti vaganti nell’aria che ne invadono i corpi facendole diventare invisibili e votandole al demonio. Assieme alle Cogas possedevano, secondo i racconti popolari, una coda a volte caprina oppure porcina, la differenza risiedeva nel fatto che la coda delle Sùrbiles era d’acciaio.

Altre streghe provviste di coda erano le Strìas, conosciute nel nord dell’isola e molto simili per natura alle Sùrbiles: possedute, in preda a forti istinti selvatici e spesso invisibili.

Alcune di queste streghe potevano anche avere quasi entità sovrannaturale, come le Janas tipiche di Tonara, Isili e Asuni e descritte come orribili “fate” crudelmente dispettose. Queste ultime sono anche le streghe che traggono forza dagli antenati che dimorarono delle famosissime Domus de Janas (piccole grotte dell’epoca preistorica che venivano usate come rifugio, sepolcro o vero e proprio tempio. Alcune di queste grotte, con valore sepolcrale, riproducono esattamente i villaggi di appartenenza del defunto perfettamente scavati all’interno della terra con una bravura che ne vale ancora profondi studi antropologici e architettonici).

Ma non tutte le Streghe della Sardegna sono megere dall’aspetto ripugnante; le Bruscie, che condividono con le Cogas gli stessi territori di caccia, vengono descritte come splendide donne dal profondo fascino e ottime madri, mogli e amanti durante la giornata ma streghe durante la notte, avide di sangue umano e in preda a poteri tanto oscuri quanto soprannaturali.

Sorprende invece la presenza di uomini anche nella leggenda popolare; non esiste la differenza significativa che corre tra strega e stregone, sono lo stesso tipo di individuo e agiscono allo stesso modo; è bene comunque notare che, pur esistendo una differenza tra strega e stregone questa risiede soltanto nella esplicazione dei riti e nei compiti assegnati, in realtà la Stregoneria non ha mai avuto una figura maschile chiamata Stregone, il termine Strega ha sempre indicato sia il sesso maschile che quello femminile…

E’ altrettanto interessante notare come la parità dei sessi nella Stregoneria sarda sia anche specchio di una realtà sociale antica, basti pensare che in Sardegna, anche in periodi bui per la donna quali il Medioevo, esisteva e veniva messa in pratica una sorta di parità tra i sessi che non ha uguali in altre parti d’Italia.

Per quel che riguarda il discorso delle pratiche vere e proprie, le streghe sarde sono molte legate, volontariamente o meno, allo Sciamanesimo, cosa facilmente desumibile analizzando la consuetudini del dialogo con gli spiriti degli antenati e dei defunti per finire alla possessione da parte di spiriti naturali, e passando per l’istintività che appare dominare le loro decisioni e scelte.

Le streghe sarde agiscono spesso abbandonando le proprie forme umane; a tal fine possono usare forze magiche come filtri o incantesimi, oppure sfruttare gli spiriti infernali ai quali sono legate. Gli ingredienti delle pozioni da spalmare sul corpo per cambiare forma sono molto simili a quelli usate dalle streghe medievali per volare: olio santo, sangue di ogni genere con preferenza per quello dei bambini, grasso umano o olio di cadavere.

Esistono poi le formule da pronunciare: le sùrbiles prediligono “A pili esse a pili in fache, in domo de comare mi che agatte” per mutare forma, ma per volare preferivano “Ozzu meu bolantinu /ozzu meu boladore /in domo ‘e sa Tale …mi che pones a ora ‘e sas battor” mentre le cogas per volare e cambiare aspetto usavano “Folla a suba de folla, tres oras andai e tres oras a torrai” e per tornare in se “Folla asutta de folla”.

Solitamente si trasformano in mosca o moscone ma anche nel classico gatto nero, particolare interessante è che sono in grado di assumere la forma di oggetti inanimati o più semplicemente diventare invisibili.

Per salvarsi da loro esistono alcuni rimedi cristiani come pregare alcuni santi specifici tra cui il famosissimo San Sisinnio di Villacidro (“Santu Sinni, sinai:/ sola sola a mi crocai,/ sola sola a mi dromiri,/ nixiunusu a timiri,/ ne coga ne minnai,/ Santu Sinni, sinai”) oppure dare ai bambini nomi di santi o abitare vicino a qualcuno nato nel mese di Febbraio.

Ma esistono popolari molto classici come rigirare gli abiti (ad esempio berretti o i pantaloni dell’uomo di casa), rovesciare le scope verso l’alto o gli sgabelli a tre piedi. Il grano, simbolo per eccellenza della fertilità nelle culture campagnole, blocca all’istante una sùrbile se posto a mucchietto; allo stesso modo opera la falce che taglia il grano nel campo, poiché costringe la strega a contarne i denti.

Per evitare che le streghe entrino in casa si può usare la ruta o la cera d’api, entrambe poste nella serratura. Altre piante anti-strega sono l’issopo, l’arancio e il marrubbio posto in mazzetti sopra le porte.

Molto presenti anche mezzi usati dalle madri per assicurare ai bambini protezione, tra questi gli scongiuri oppure il metodo di sdraiare per qualche minuto il bambino sul canestro di giunco usato per separare la farina dalla crusca.

Helios

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